Umberto Ruggiero

Umberto Ruggiero

PUGLIA (Italy)

Presentazione

UMBERTO

Mi chiamo Umberto Ruggiero e sono nato a Bitonto (Ba) dove attualmente vivo. Mi sono laureato il 24 ottobre del 2014 in Scienze dei Beni culturali con indirizzo archeologico. Da sempre appassionato di informatica e web, svolgo mansioni di manutenzione tecnica su vari dispositivi (quali pc, smartphone e tablet), di copywriting, di storytelling, di web mastering e di social media management.
A maggio 2015 ho concluso la mia esperienza nel Servizio Civile Nazionale ( in Garanzia Giovani) all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro dove, oltre a svolgere piccole attività di manutenzione tecnica, ho operato come web master del sito istituzionale universitario.

La passione per la cultura, la letteratura, la lettura, la storia e la poesia, mi ha portato a fondare il blog/sito “pugliainpoesia“(la cui spinta iniziale mi è stata data con forza dal Sig. Nicola Abbondanza, presidente dell’Associazione Culturale Cenacolo dei Poeti di Bitonto), del quale sono il responsabile.

La mia attività, oltre alla cura dei social e dei contenuti testuali per i siti di diverse aziende, si svolge anche nel settore storico-culturale dove collaboro con diverse associazioni culturali. 

 

La mia pagina nella “Sezione poeti” del sito “pugliainpoesia

Il mio Curriculum Vitae

Il mio profilo “Facebook

Il mio profilo “Twitter

Il mio profilo “Google Plus

Il mio profilo su “Academia.edu


Ken Saro Wiwa – La forza della poesia

 a cura di Umberto Ruggiero

(Articolo pubblicato sul sito del Cenacolo dei Poeti)

Gli ultimi tempi stanno segnano un interesse sempre maggiore verso tutto ciò che riguarda l’ecologia e l’ambiente. Questa presa di coscienza collettiva, sta diventando il nuovo modo di intendere il mondo ed il suo rapporto con l’uomo.

In campo tecnologico, la grande macchina internazionale della ricerca sta facendo passi da giganti: l’attenzione sulle energie rinnovabili, lo sviluppo delle tecniche di riciclaggio e lo studio di materiali non inquinanti sono in continua ascesa. In campo agricolo inoltre, gli investimenti pubblici e privati sulle tecniche agricole a “impatto ambientale 0” , stanno facendo lentamente abbandonare l’uso dei pesticidi.

Questa moderna “rivoluzione verde” però ha una storia che va al di là della ricerca scientifica e tecnologica ed in campo culturale, questo interesse verso le problematiche che affliggono l’ambiente e la natura, si sta traducendo in un vero e proprio  senso di identità nazionale.

Questo è successo in Nigeria, terra povera ma dal suolo ricchissimo. Sebbene la Nigeria sia uno dei principali produttori di petrolio, la maggioranza della popolazione nigeriana viveva e vive in condizioni di estrema povertà a causa della corruzione e dell’incapacità della classe di governo. I problemi di questo paese erano di certo noti a Ken Saro-Wiwa ed è per questo motivo che, con coraggio, ha condotto una significativa battaglia politico-culturale per “redimere” il proprio popolo.

Saro-Wiwa, uno degli intellettuali più significativi dell’Africa postcoloniale, amava la sua terra e la sua gente, era un uomo che credeva profondamente nella libertà e nell’uguaglianza dei diritti; far parte  degli Ogoni (etnia maggioritaria nella regione del Delta del Niger), era tutta la sua vita.

Sin dagli anni ’80 si fece portavoce delle rivendicazioni delle popolazioni del Delta del Niger nei confronti delle multinazionali responsabili delle continue perdite di petrolio che stavano danneggiando le colture di sussistenza e l’ecosistema della zona. Insieme ad altri esponenti Saro-Wiwa fondò il MOSOP  – Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Movement for the Survival of the Ogoni People) con il proposito di combattere con mezzi non-violenti la distruzione dell’ecosistema della regione a causa dell’inquinamento petrolifero.  Con il tempo, a questo obiettivo, si affiancarono anche rivendicazioni per l’autodeterminazione del popolo Ogoni  (per riuscire ad avere/riavere il controllo economico delle risorse della zona) ed il diritto a promuovere la cultura Ogoni tramite l’utilizzo delle lingue Ogoni e alla pratica della propria religione.

La determinazione e la voglia di libertà culturale e religiosa presto sfociarono in uno scontro con le autorità e le compagnie petrolifere. Gli arresti arbitrari da parte della polizia e le manifestazioni sempre più imponenti da parte degli Ogoni furono gli eventi che attirarono l’attenzione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Nel 1995 comunque, le autorità processarono e condannarono a morte Ken Saro-Wiwa e altri membri del MOSOP con l’accusa di aver incitato all’omicidio di quattro Ogoni contrari alla linea politica del MOSOP ma tra le proteste dell’opinione pubblica mondiale, gli imputati furono impiccati il 10 novembre dello stesso anno.

La poesia “La Vera Prigione” scritta Ken Saro-Wiwa durante i giorni della sua prigionia, non è solo un’istantanea della vita del poeta ma delinea anche il quadro di un paese dominato da una società meschina; un mondo abitato dall’inettitudine, dall’odio e da una falsa giustizia i cui ingranaggi spesso s’inceppano.

Nel 1996 l’avvocato Jenny Green, avviò una causa contro la Shell per dimostrare il coinvolgimento della multinazionale petrolifera nell’esecuzione di Saro-Wiwa ma, a processo avviato, la Shell ha subito patteggiato accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari (11,1 milioni di euro).
Il figlio dello scrittore Ken Saro-Wiwa Jr. (Ken Wiwa), dichiarò: «Penso che mio padre sarebbe felice di questo risultato», aggiungendo poi che «il fatto che la Shell sia stata costretta a patteggiare, per noi è una chiara vittoria».

Noi del Cenacolo dei poeti, consci della corsa verso una vittoria senza medaglie di Ken Saro –Wiwa, abbiamo voluto ricordare la sua profonda etica poetica e culturale, dedicando la 4° Edizione del Festiva di Poesia “Le corti dei miracoli” alla sua figura.

Articolo su “Cenacolodeipoeti.eu

Notizie in italiano su “Wikipedia

Notizie in inglese su “Wikipedia

Notizie sul “Corriere.it

Notizie su “Il fatto quotidiano

Notizie su “Amnesty International

Notizie su “Britannica.com

La Vera Prigione

di Ken Saro-Wiwa

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
È il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

Articolo a cura di Umberto Ruggiero.


La guerra di successione polacca e la battaglia di Bitonto del 25 maggio 1734

CARLO III

 

La “guerra di successione polacca” fu un conflitto che venne combattuto all’indomani dei trattati di Pace di Utrecht (1713) e di Rastadt (1714) i quali pur garantendo con la fine della guerra il trono spagnolo a Filippo di Borbone (poi V di Spagna), avevano aperto un periodo di grande instabilità nei rapporti politico-economici tra tutte le potenze europee appena uscite dal conflitto. Se Gran Bretagna e paesi Bassi avevano guadagnato vantaggi economici e commerciali, la Francia era uscita finanziariamente distrutta dal conflitto e l’Austria, dal canto, doveva risolvere il problema riguardante la successione al trono, dovuto al fatto che Carlo VI intendeva assicurare la successione alla propria discendenza diretta anche eventualmente secondo una linea femminile, contrariamente a quanto avvenuto sempre in passato. Questo problema fu risolto da Carlo VI nell’anno 1713 attraverso l’emanazione di una “prammatica sanzione” mediante la quale, sconvolgendo proprio tutti gli accordi interni della casata asburgica, trasferiva la linea di successione alla propria discendenza, anche per via femminile.

La sanzione voluta dal sovrano richiedeva, comunque, un riconoscimento interno ed internazionale, per ottenere il quale Carlo VI fu costretto a fare molte concessioni nel corso delle numerose trattative diplomatiche che caratterizzarono il suo regno. Filippo di Borbone invece, seppur in cambio di un trono, aveva perso tutti i possedimenti europei e vedeva i figli avuti con Elisabetta Farnese, Carlo e Filippo, esclusi dalla propria successione al trono spagnolo in favore dei figli avuti dal suo precedente matrimonio con Maria Luisa Gabriella di Savoia. Questa situazione spinse la spagna a cercare di procurarsi feudi da assegnare ai figli ritenuti “legittimi” dal sovrano (Carlo e Filippo), possibilmente mediante il parziale recupero dei territori ceduti a conclusione dell’ultimo conflitto. Questa instabilità politica e diplomatica si manifestò appieno nel conflitto per la successione al trono polacco. Mentre infatti nel caso della Spagna il contenzioso era nato per gli appetiti delle dinastie, interessate all’acquisizione diretta dei possedimenti spagnoli; nel caso della Polonia l’interesse era invece rivolto all’installazione sul trono polacco di un monarca che facesse gravitare il suo regno in una certa zona di influenza piuttosto che in un’altra in maniera tale che, al momento opportuno, aumentasse il peso di un’alleanza piuttosto che di un’altra. Si trattava cioè di installare sul trono polacco un monarca fantoccio, a sovranità limitata e sotto tutela. Alla morte del re di Polonia Augusto II di Sassonia nel febbraio del 1733, suo figlio Augusto III sostenuto da Russia, Prussia ed Austria, pretese la corona contro l’altro pretendente Stanislao Leszczynski, suocero di Luigi XV e sostenuto da Francia, Spagna (che dichiararono indivisibili i due rami della dinastia dei Borbone), Regno di Sardegna e dalla maggioranza della Dieta (la Dieta o “Tag” era, nell’antico diritto dei germani, la riunione del popolo atta all’elezione del sovrano) polacca.

L’elezione a re di Polonia di Stanislao Leszczynski effettuata dalla Dieta provocò la reazione austriaca che contrappose l’elezione di Augusto III di Sassonia. Scoppiò la guerra che vide gli iniziali successi dei Francesi che conquistarono la Lorena e Treviri e le truppe franco-piemontesi che occuparono Modena. Nel 1707, la Spagna era decisa a recuperare il sud Italia, (territorio importante dal punto di vista commerciale, politico ed economico) che gli fu strappato dall’Austria nel 1707. Per riuscire nel suo intento la Spagna incaricò José Carrillo de Albornoz Duca di Montemar il quale, senza trovare opposizione, riuscì ad occupare Napoli il 7 maggio 1734, data in cui il giovane Carlo saliva sul trono del Regno di Napoli. Nell’avanzata di Montemar, il territorio barese fu il teatro che vide il primo assalto spagnolo infrangersi contro la difesa approntata dagli Austriaci; tuttavia il peggio fu evitato perché arrivarono in soccorso i reparti di cavalleria provenienti da Andria. A quel punto i combattimenti si spostarono verso il mare favorendo gli spagnoli e facendo indietreggiare gli austriaci i quali alcuni ritornarono a Bitonto, altri ancora fuggirono con il viceré austriaco a Bari. Montemar per punire la città di Bitonto per la fedeltà e l’aiuto mostrato verso il nemico austriaco decise di farla saccheggiare ma la città venne risparmiata dal saccheggio perché, secondo la tradizione religiosa locale sarebbe apparsa dinanzi a Montemar la Vergine Maria che gli intimò di «Non oltraggiare questa città, poiché essa è la pupilla degli occhi miei ed i cittadini sono figli miei».

A quel punto gli spagnoli si diressero verso la città di Bari per combattere le forze austriache che lì si erano asserragliate ma una rivolta dei cittadini baresi, che non volevano subire il saccheggio che Bitonto aveva scampato, li costrinsero ad arrendersi agli Spagnoli. Questi eventi, che segnarono l’assoluta predominanza spagnola nei campi di battaglia, assicurarono al nuovo Re Carlo III di Spagna la conquista di tutto il Regno delle Due Sicilie. Il conflitto per la successione polacca comunque si chiuse con la Pace di Vienna nel novembre 1738 che vide la designazione sul trono polacco di Augusto III di Sassonia; l’estinzione della casata dei Medici e la conseguente assegnazione del Gran Ducato di Toscana Francesco Stefano di Lorena (marito di Maria Teresa d’Austria); la concessione a titolo vitalizio dei ducati di Lorena e Bar a Leszczynski in cambio della rinuncia a ogni pretesa sulla Polonia (alla sua morte i ducati in questione sarebbero passati alla Francia); Carlo III di Borbone ottenne l’investitura del il Regno di Napoli e delle due Sicilie; Carlo Emanuele III re di Sardegna ottenne Novara, Tortona e i feudi imperiali nelle Langhe, l’Austria conservò Mantova e ottenne lo Stato farnese di Parma, Piacenza e Guastalla ed infine la Francia si impegnò a riconoscere la “Prammatica Sanzione” di Carlo VI.

Nonostante gli accordi di pace comunque, i dissensi tra le case regnanti in Europa non furono mai del tutto placati e le tensioni politiche internazionali tra i vari stati sfociarono in una nuova guerra: la “guerra di successione austriaca”.

©2016 – Dott. Umberto Ruggiero

Nella #foto la Statua di Carlo III di Borbone Palazzo Reale di Napoli.

• Link della foto: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_Reale_di_Napoli_-_Carlo_III_di_Borbone.jpg

Questa articolo è stato pubblicato come “nota” sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale “Accademia della battaglia.


Il commercio 2.0
L’era dei Social Networks

articolo a cura di “Umberto Ruggiero

SOCIAL

Grazie all’ampia diffusione di internet, siamo in grado di relazionarci e condividere idee ed esperienze molto più facilmente che in passato. Attraverso l’uso di particolari siti web denominati “social networks”, la nostra quotidianità è immersa sempre più in quel mare infinito di interazioni dove è possibile scambiare informazioni, contatti, foto, video, messaggi, appuntamenti e tanto altro.

I social dunque diventano vetrine virtuali dove è possibile mettere in mostra e promuovere tutto quello che siamo e che facciamo, e la facilità con la quale è possibile raggiungere e trasformare un ampio numero di viewers in potenziali clienti ha fatto di essi uno degli strumenti più importanti a disposizione delle imprese.

Allo stesso tempo, lo sviluppo crescente degli strumenti portatili e la diffusione capillare di queste nuove tecnologie mobili (smartphone e tablet ad esempio) rende ancora più agevole la connessione in mobilità ai social networks. Per questo la naturale potenzialità dei social non è solo il riflesso evolutivo della fruizione di beni e servizi, ma definisce un vero e proprio nuovo modo di far intendere come gli utenti si stiano trasformando da Consumer a Prosumer (da consumatori tradizionali a consumatori attivi nelle varie fasi di produzione, distribuzione e consumo di un prodotto, indipendenti da un sistema economico a stampo classicistico), attivando un boomerang inarrestabile di informazioni che si diffondono in maniera rapidissima su queste nuove realtà sociali.

Ma cosa sono materialmente i social network? E come funzionano? Per i nati nell’era digitale del web 2.0 la domanda potrebbe sembrare banale, eppure usare in maniera corretta questi strumenti in un’ottica di e-commerce e branding promotion non è così facile come sembra. Ma andiamo per gradi…

L’espressione “social network” (ovvero rete sociale) indica un sito web dove è possibile interagire con altre le persone attraverso la condivisione di pensieri, opinioni e immagini. Il processo che qui si mette in atto (a differenza di quanto avviene tramite l’e-mail) è aperto e permette di creare legami e produrre feedback nell’attimo stesso in cui avviene l’emissione del messaggio.

Per definizione dunque, i social network sono quelle piattaforme web che forniscono dei servizi i quali permettono: la creazione di un profilo pubblico o semi-pubblico all’interno di un sistema vincolato, l’articolazione di una lista di contatti e la possibilità di scorrere la lista di amici

dei propri contatti. Ciò permette di gestire e rinsaldare online amicizie preesistenti o di estendere la propria rete di contatti ed amicizie.

La caratteristica che rende unici i siti di social network, non è la possibilità degli individui di conoscere estranei (aspetto abbastanza basilare), ma piuttosto il consentire agli utenti di rendere visibili le loro reti sociali. Le connessioni che si andranno a sviluppare daranno vita ad una serie continua di “sinapsi” comunicative, le quali porteranno gli iscritti a relazionarsi principalmente con persone che sono già parte della loro rete sociale estesa1.

Per poter utilizzare questi strumenti in ambito lavorativo, occorre individuare quello che tra loro si avvicina di più al target aziendale di riferimento. Esistono infatti diversi tipi di social network (facebook, instagram, twitter, google+, linkedin, ecc.), e ciascuno ha un suo modo di procedere, quindi, un suo post. Di base però, il funzionamento è uguale: per entrare a far parte di un social network online occorre iscriversi e costruire il proprio profilo personale, partendo da informazioni come il proprio indirizzo e-mail, fino ad arrivare ai propri interessi e passioni.

Una volta fatto questo si potranno invitare gli amici a far parte del proprio network, i quali a loro volta potranno fare lo stesso. In questa maniera si verranno a creare delle community tematiche basate sulle proprie passioni e sui propri interessi, attraverso le quasi sarà possibile stringere contatti di amicizia o di affari.

Attualmente il numero dei social network disponibili nella rete è in continua crescita: ce ne sono di ogni varietà, e possono essere di tipo generalista o incentrati su un particolare argomento (musica, lavoro, attualità, etc.), ma vediamo insieme i più famosi:

  • Facebook è sicuramente il più conosciuto ed utilizzato, e rappresenta una sorta di piazza virtuale che si basa sul collegamento fra due o più utenti; affinché si stabilisca la comunicazione, bisogna accettare la richiesta di amicizia che ci viene inoltrata, o inoltrarne una noi stessi. Questo social offre anche alcuni servizi a pagamento che possono consentire di promuovere la propria pagina e creare delle inserzioni pubblicitarie personali; tuttavia prima di buttarsi a capofitto nella pubblicità a pagamento, è bene aver chiari in mente strategie e obiettivi, nonché il target che si mira a raggiungere.
  • Twitter è annoverato fra i social più famosi. A differenza di facebook, esso non prevede alcun obbligo di reciprocità; ciò significa che si può essere followers di qualcuno senza aver stretto con questo legami pregressi. Twitter è capace di comunicare in tempo reale con l’hashtag quasi meglio di Facebook, ma bisogna saper usare questo strumento in modo corretto, onde evitare di perdersi nell’oceano interattivo.
  • Google Plus è uno dei social emergenti creato dalla casa Google. Esso non contempla l’esistenza di amici né di followers; una volta settate le informazioni personali, all’utente viene chiesto di aggiungere altri utenti alle sue cerchie, così da poter sfruttare la possibilità di condividere contenuti specifici con specifiche persone. Google plus inoltre dà anche la possibilità di creare pagine Google plus locali che possono consentire agli utenti di collegarsi facilmente con la sede fisica di un’attività commerciale, includendo anche una mappa della sede dell’attività e mostrandone indirizzo, numero di telefono, orari, sito web e categoria. Questo social è dunque importantissimo per indicizzare al meglio le ricerche degli utenti su una specifica azienda.
  • LinkedIn è attualmente il social network professionale più usato al mondo. La creazione di un profilo su LinkedIn permette di avere un gran numero di interdipendenze sia con gli altri iscritti, sia con le aziende che hanno una pagina sul social. I contatti che si riesce a stabilire con gli altri utenti sono preziosissimi; infatti non solo i contatti creati potranno avere un accesso completo ai nostri dati e conoscere meglio la nostra azienda, ma sarà anche possibile l’iscrizione ad un gruppo (i gruppi sono formati da utenti che hanno qualcosa in comune come un percorso di carriera lavorativa, interessi di business, una specifica provenienza geografica o altro), e la ricerca del personale da impiegare nella propria attività. In parole povere, se si sta cercando di aumentare le proprie attività di personal branding mettendosi in mostra, si è nel posto giusto!
  • Instagram è un social network di tipo fotografico (di proprietà di Facebook), che permette di utilizzare la fotocamera del proprio smartphone o tablet per realizzare delle foto o dei video da condividere sia su Instagram che su altri social scelti dall’utente, in modo da raggiungere un più alto numero di viewers. Per questo motivo Instagram potrebbe essere uno degli strumenti più importanti nelle mani delle attività commerciali che mirano ad accrescere i propri acquirenti.

Comunicare sui social dunque non significa soltanto chattare, pubblicare e scambiarsi immagini/link/video, divulgare informazioni e invitare persone ad un evento, ma anche dar vita ad una forma di promozione, personale o aziendale. Gratis e in poco tempo, soprattutto attraverso l’uso di tag e hashtag, si può raggiungere un’intera rete di utenti e potenziali clienti.

 

Bibliografia

Nicole B. Ellison, Danah Boyd, Social Network Sites: Definition, History, and Scholarship, Journal of Computer-Mediated Communication, Vol. 13, October 2007, pagg. 210–230.

 

__________

©Umberto Ruggiero
Web content manager
Social media manager
umbertorugg@libero.it


 

Mostri di Sale

di Mario Ventafridda

cenno critico in quarta di copertina a cura di “Umberto Ruggiero

Copertina Mostri di Sale

 

Già dal titolo “Mostri di sale”, le nostre percezioni sensoriali vengono da subito immerse in quel varco segreto che da sempre accoglie la poesia.  Le parole utilizzate, intense e a volte distorte, si riscoprono attese di un atto o di un fatto destinato ad apparire irrealizzato.
Per assaporare al meglio il microcosmo poetico nascosto tra i versi, bisogna quindi procedere lentamente, in punta di piedi.
Se infatti paradossi e trasparenze diventano simbolo d’un puro, coscienzioso e sarcastico raziocinio, le immagini, il tempo e il mondo vengono accuratamente celati da un’apparente illusione; per questo bisogna stare attenti: dietro ogni angolo si erge maestosa quella cruda chimera  di ossa e di carne che bisogna affrontare ed abbattere.

Pur camuffando l’anima mundi in giochi di ritmi e assonanze, viene mirabilmente nascosta una ricercata meditazione sulla concretezza che fa emergere un dialogo introspettivo con la parte oscura del mondo: il poeta, come un ritrattista, fissa con la penna tutte le sfumature che colmano e raccontano il mondo.

L’indagine tuttavia appare più acuta di quanto si possa pensare: un semplice canovaccio, un cerino o anche uno scarpone possono così aprire un varco per quella realtà che anche se parallela ed immaginaria, resta comunque legata alla quotidianità. Le emozioni e le immagini evocate  sono gli attori di commedie e/o tragedie che di verso in verso vedono cambiare la trama, i caratteri, i significati e i finali, adattandosi al corso degli eventi, travolgendo sicurezze ed insicurezze, fantasie e paure, bene e male.

La poesia, che si ritrova immersa in uno spazio infinito ed estraneo, nelle molteplici forme che tratteggia ed evoca nella mente del lettore, indaga i misteri nascosti tra le parole, arrivando ad esorcizzare tutte quelle emozioni e tutti quei sentimenti propri dell’esistenza umana per fissarne istanti e spazi.

 “Mostri di sale”, con la sua essenza apotropaica e sarcastica, diviene quello specchietto per allodole in grado di catturare il lettore, per trascinarlo lontano da quella moderna Babilonia; da quel mare impetuoso che sempre più spesso affanna, riempie e fa naufragare l’esistenza nel cerchio eterno delle sue false verità.

Tutta la silloge dunque, nel silenzio d’un ala di gabbiano, va fondendosi con un linguaggio metaforico, energico, diretto, ricercato e raffinato, riuscendo a non sciupare la delicatezza e la dolcezza della poesia.


 

Manifestazione conclusiva del Concorso di Poesia

Il Parnaso – premio Angelo La Vecchia

a cura di “Ruggiero Umberto

Parnaso

Sabato 30 gennaio 2016 alle ore 17, presso il Teatro Sociale di Canicattì (Ag) si è svolta la manifestazione finale del premio del Concorso di poesia “Il Parnaso – Premio Angelo La Vecchia” lanciato online sul gruppo facebook Il Parnaso – Concorso di Poesia – Premio Angelo La Vecchia. Il concorso, alla sua prima edizione, è stato dedicato alla storica figura del prof. Angelo La Vecchia.

Il successo dell’evento è testimoniato dai circa 20.000 “mi piace” alle poesie partecipanti e dai 2.200 membri del gruppo facebook. Le poesie partecipanti sono state  319 tra cui oltre a poesie in lingua italiana, si è avuta la presenza di poesie vernacolari e in lingue nazionali dalla Slovenia, Romania, Brasile, Messico Usa, Daghestan e persino dall’Armenia.

Il concorso è stato suddiviso in varie sezioni:

  • Sezione “PREMIO ANGELO LA VECCHIA” – sezione Principale:
    – Poesia vincitrice: “Ad un palmo dal tuo cuore” di Roberto Festa
    – Menzione d’oro: “Me patri si cunfunni” di Giuseppe Bellanca e “Popoli” di Salvatore Treppiedi
  • Sezione “Comunicazione e stampa”.
    – Poesia vincitrice: “Madama Speranza” di Ema Angelisi
    – Menzione d’oro: “L’umile” di Cetty Cannatella e “Donne violate” di Simona Donati.
  • Sezione “Diversità linguistiche locali”
    – Poesia Vincitrice: “Chiantu di patri” di Orazio Minnella
    – Menzione d’oro “A me fiola” di Ornella Fiorini e “Cercanno ‘nsogno” di Enio Orsuni
  • Sezione “Il Parnaso International”:
    – Poesia vincitrice: “Amo tanto le grandi città” di Marina Akmedova
    – Menzione d’oro: “Squarci di cielo” di Louisa Calio e “Come uno sguardo di Spataru Liliana
  • Menzioni speciali:
    – Menzione speciale “Avv. Giuseppe Alaimo” alla poesia “E il Mandorlo fiorì” di mons. Vincenzo Restivo (fuori concorso)
    – Menzione speciale “prof. Giuseppe Jannuzzo” alla poesia “Scuma di mari” di Giovanna Cannata
    – Menzione speciale “prof. Giuseppe Giardina” alla poesia “Amuri Pazzu” di Rosaria Carbone.
  • Sezione “Parnaso” affidata ai “mi piace” i risultati, già noti, sono i seguenti:
    – Gianni Montalbano con 2149
    – Mariano Ciarletta 1415
    – Edoardo Adamuccio 1356.

Notevole la commozione del Sig. Gero La Vecchia, figlio di Angelo La Vecchia ed organizzatore del concorso.
Il successo dell’evento ha ben mostrato come la poesia detenga ancora oggi un ruolo culturale molto importante; inoltre l’uso magistrale del web non ha fatto altro che far diventare la poesia quel collante sociale in grado di unire in nome della cultura popoli e  genti molto diverse fra loro.

In conclusione non possiamo che augurare una lunga vita a questa stupenda manifestazione.

Immagini su Twitter della pubblicazione “Antologia dei poeti contemporanei del Parnaso

Immagini su Google Plus della pubblicazione “Antologia dei poeti contemporanei del Parnaso

Video su youtube dell’intera cerimonia di premiazione

Video ringraziamento di Ruggiero Umberto, in qualità di responsabile e rappresentante di Puglia in Poesia

Servizio andato in onda su Tv Europa News

Articolo su canicattiweb.com

Articolo su corriereagrigentino.it

Articolo sul blog amochilegge.blogspot.it

Articolo su siciliafan.it

Articolo sulla stampa del Daghestan

Articolo su sevkavportal.ru

 


 

Intervista a Silvio Raffo 

a cura di “Umberto Ruggiero

La seguente intervista, è stata effettuata per il sito dell’associazione Cenacolo dei poeti. Clicca qui per visionare l’articolo sul sito del cenacolo.
1Un momento con Silvio Raffo al Torrione Angioino di Bitonto, durante serata di poesia organizzata dal Cenacolo dei Poeti 

Come ha iniziato a scrivere poesie e cosa è la poesia per lei?

Ho iniziato prestissimo a scrivere verso 13-14 anni. Ero un grande lettore sopratutto del mistero, ma le mie prime poesie le ho scritte in lingua greca, durante il 4° anno del ginnasio. Ero un ragazzo un po’ particolare proprio perchè preferivo leggere; sentivo che questa era l’attività più adatta a me.
I primi testi poetici a cui mi sono legato particolarmente erano i testi di Emily Dickinson, Leopardi, Pascoli e soprattutto i greci.

Quale è secondo lei, il ruolo della poesia nella società moderna?

La poesia oggi come oggi dovrebbe riuscire a migliorare l’umanità; questa è l’unica forma letteraria in grado di riuscire a tracciare e mettere in risalto l’io profondo, il bello che si nasconde dietro la realtà. Tuttavia non viviamo in tempi in cui questa visione intellettuale e culturale viene valorizzata. Oggi la poesia, pur non avendo tutto quel mercato che per natura dovrebbe possedere, fondamentalmente avvantaggia una strana economia che a volte, contrasta con il ruolo di custode di sensibilità e bellezza proprio della poesia.
I poeti di oggi, funamboli presi da se e da una visione del mondo tutta loro, non sono più i paladini della bellezza, del sentimento e della ricerca interiore. Molti si dichiarano poeti pur non essendolo e chi li promuove non fa altro che danneggiare la poesia.

L’essenza del poetico, opportunamente distribuita,potrebbe davvero migliorare la situazione generale ma oramai si ragiona sempre più in termini politici ed economici molto lontani da quello che è l’aspetto intellettualistico e culturale della poesia stessa; basta vedere le fasce orarie proibitive in cui vengono promossi gli spazi dedicati alla poesia in televisione.

La grande poesia, se saggiamente promossa e proposta piace a tutti!

Cosa si prova nel vedere una propria opera diventare un film?

Sicuramente è un sogno che si realizza, purtroppo devo dire che a volte l’ho trovato distante da quello che ho scritto. Questo film, che aspetto da 9 anni, mi sembra un prodotto di qualità e questo mi fa molto piacere.

Quale consiglio può dare a chi inizia a lavorare nel mondo letterario/culturale?

Sicuramente la fatica fa parte degli scrittori, sopratutto per tutti quelli che non scrivono per la massa. Dar vita a un prodotto di qualità è difficile e spesso si finisce a scrivere per una nicchia ristretta. Tuttavia la risposta del lettore è molto importante e gratificante.

Io consiglio di rimanere sempre fedeli a se stessi e ai propri gusti, ma di essere anche diplomatici nel proporre (e non vendere) le proprie opere. Oggi comunque è difficile trovare uno scrittore bravo e di successo: in questo mondo devi sempre fare un compromesso sia nei discorsi che negli elementi. La cosa più importante comunque è essere lontani dalla superficialità stando attenti a non dar vita a produzioni di tipo”usa e getta”.

La vostra ultima raccolta di poesie si intitola “La vita irreale”. Perché questo titolo?

Il titolo esprime la vera essenza della raccolta: la vita dell’immaginario. In questa silloge cerco di andare oltre a quello che si vede e siamo soliti chiamare “realtà”, però c’è anche la realtà del pensiero la quale ritengo sia molto più importante. Allora proprio attraverso il pensiero e l’immaginazione, viene risaltato tutto ciò che nel reale non è altro che apparenza: c’è sempre qualcosa oltre e probabilmente questo qualcosa è più importante della realtà stessa.

Con la poesia è proprio lì che si deve arrivare ed è proprio lì che voglio trascinare i miei lettori.


La cattedrale in versi

Bitonto si veste di poesia

a cura di Umberto Ruggiero

Immagine

Edoardo Sanguineti, poeta e scrittore italiano degli anni ’60, diceva che “La poesia non è una cosa morta, ma vive una vita clandestina“.
Una clandestinità, quella della poesia, che qualche giorno fa i cittadini di Bitonto (Ba) hanno potuto verificare con i loro stessi occhi: nel centro antico, affisse sui muri romanici della cattedrale cittadina, alcune poesie hanno allietato la mattinata con la loro presenza. 

Bitonto non rimane comunque un caso isolato: facendo una rapida ricerca sul web infatti, si nota subito che anche i muri e le ringhiere di altre città italiane hanno accolto i versi di alcune poesie.
Il tutto potrebbe essere ricondotto alle idee o all’azione del “MEP Movimento per l’Emancipazione della Poesia“, il quale si propone di infondere nelle persone, l’interesse e il rispetto per la poesia intesa nelle sue differenti forme. Nel perseguire i propri intenti, il “MEP“, impone l’anonimato ai suoi autori, affinché sia la poesia in quanto tale a essere colta immediatamente piuttosto che i singoli poeti, prevedendo anche l’affissione delle varie opere per le vie delle città.

Non si sa comunque se quanto accaduto a Bitonto sia da ricondurre all’azione di attivisti del “MEP” o a semplici cittadini amanti della poesia; sta di fatto che questo atto d’amorevole “vandalismo culturale”, è stato ben accolto dalla cittadinanza bitontina che intanto già da un po’ di tempo, si prepara per la terza edizione del “Festival di Poesia – Le corti dei Miracoli” che si terrà sabato 8 agosto 2015 in città.

Annunci